Il rinascimento della pasta artigianale italiana
In un mondo che corre sempre piu veloce, dove i tempi di produzione si accorciano e l’efficienza industriale detta le regole del mercato alimentare, esiste un universo parallelo in cui il tempo rallenta, la pazienza diventa virtu suprema e ogni singolo rigatone, ogni pappardella, ogni orecchietta racconta una storia di dedizione e sapienza antica. E il mondo della pasta artigianale italiana, un patrimonio gastronomico che sta vivendo una stagione di straordinaria riscoperta, trainato dalla crescente consapevolezza dei consumatori e dal lavoro appassionato di pastifici che hanno scelto la qualita come unica bussola.
Parlare di pasta artigianale significa addentrarsi in un territorio fatto di scelte precise e consapevoli: la selezione dei grani, il tipo di macinazione, la temperatura dell’acqua nell’impasto, il metodo di trafilatura e soprattutto i tempi di essiccazione. Ogni passaggio incide profondamente sul prodotto finale, determinando la texture, il sapore, la capacita di trattenere il condimento e persino il valore nutrizionale. Comprendere queste differenze non e esercizio accademico: e la chiave per trasformare un semplice piatto di pasta in un’esperienza gastronomica indimenticabile.
Trafila di bronzo contro trafila in teflon: la differenza che si sente
Il segreto della rugosita
La trafilatura e il processo attraverso il quale l’impasto di semola e acqua viene forzato attraverso una forma — la trafila, appunto — che gli conferisce il formato desiderato: spaghetti, penne, fusilli, rigatoni e cosi via. La scelta del materiale della trafila e probabilmente la decisione piu importante che un pastaio possa prendere, perche determina la superficie della pasta e, di conseguenza, il suo rapporto con il condimento.
La trafila di bronzo e il metodo tradizionale, utilizzato in Italia fin dall’Ottocento quando la produzione di pasta comincio a meccanizzarsi. Il bronzo, essendo un metallo relativamente morbido e poroso, crea una superficie ruvida e irregolare sulla pasta, piena di microscopiche scanalature e asperita. Questa rugosita e fondamentale: permette al sugo di aggrappare alla pasta, di penetrare nelle minuscole fessure, creando in ogni boccone un’armonia perfetta tra il condimento e il supporto amidaceo.
La trafila in teflon, introdotta negli anni Sessanta del Novecento con l’industrializzazione massiva della produzione di pasta, offre vantaggi produttivi innegabili: dura molto piu a lungo, richiede meno manutenzione e permette velocita di estrusione superiori. Tuttavia, il teflon, materiale liscio e antiaderente per definizione, produce una pasta dalla superficie lucida, compatta e scivolosa. Una pasta che respinge il sugo invece di accoglierlo, che scivola sulla forchetta, che non riesce a creare quel legame intimo con il condimento che e l’essenza stessa di un grande piatto di pasta.
Riconoscere la differenza
Riconoscere una pasta trafilata al bronzo e relativamente semplice, anche prima della cottura. Osservandola controluce, la superficie appare opaca e leggermente granulosa, con una colorazione che tende al giallo paglierino intenso piuttosto che al giallo brillante della pasta industriale. Al tatto, si percepisce una leggera ruvidezza, quasi una sensazione di carta vetrata finissima. Dopo la cottura, la differenza diventa ancora piu evidente: la pasta trafilata al bronzo trattiene l’acqua di cottura e il condimento in modo superiore, e la sua texture in bocca e piu ricca, piu complessa, con una piacevole sensazione di pienezza che la pasta industriale non riesce a offrire.
Grani antichi: il ritorno alle origini
Senatore Cappelli: il grano che ha sfamato l’Italia
Il grano duro Senatore Cappelli e forse il piu celebre tra i cosiddetti grani antichi italiani, e la sua storia e profondamente intrecciata con quella del nostro paese. Selezionato nel 1915 dal genetista Nazareno Strampelli presso la stazione sperimentale di Foggia, questo grano prende il nome dal senatore abruzzese Raffaele Cappelli, che aveva promosso la riforma agraria e la sperimentazione cerealicola nel Mezzogiorno.
Per decenni, il Senatore Cappelli e stato il grano duro piu coltivato in Italia, particolarmente nelle regioni meridionali. Alto, con spighe aristrate e dorate, resistente alla siccita ma con rese produttive modeste rispetto alle varieta moderne, questo grano conferisce alla pasta un sapore intenso e complesso, con note di nocciola, miele e fieno appena tagliato. La sua semola ha un colore ambrato profondo e un contenuto proteico elevato che garantisce un’ottima tenuta in cottura.
Negli anni Settanta, l’avvento delle varieta nano ad alta resa — come il Creso, ottenuto per irradiazione — relego il Senatore Cappelli ai margini della produzione. Ma dagli anni Duemila, la riscoperta dei grani antichi lo ha riportato al centro dell’attenzione, e oggi la pasta di Senatore Cappelli e ricercata dagli intenditori e prodotta da numerosi pastifici artigianali, soprattutto in Puglia, Basilicata e Sicilia.
Timilia: il grano biondo di Sicilia
La Timilia, conosciuta anche come Tumminia, e un grano duro autoctono siciliano di origini antichissime, probabilmente risalenti alla dominazione greca dell’isola. Il suo nome deriverebbe dal latino trimestris, a indicare il suo ciclo vegetativo breve di circa tre mesi, che lo rendeva ideale per le semine tardive primaverili nelle zone costiere della Sicilia.
La farina di Timilia ha un colore scuro, tendente al grigio-bruno, e un sapore deciso con sfumature terrose e leggermente dolci. La pasta prodotta con questa semola ha una personalita forte e inconfondibile, capace di reggere condimenti robusti come il pesto alla trapanese, le sarde a beccafico o il sugo di maiale. E un grano particolarmente apprezzato anche nella panificazione: il celebre pane nero di Castelvetrano, Presidio Slow Food, e prodotto proprio con farina di Timilia.
Saragolla e Gentil Rosso: tesori dimenticati
La Saragolla e un antico grano duro coltivato principalmente in Abruzzo e Molise, le cui origini si perdono nella notte dei tempi — secondo alcune fonti, sarebbe stato introdotto nell’Italia meridionale dagli Egizi. Produce una semola dal colore giallo intenso e dal profumo floreale, particolarmente adatta alla produzione di pasta lunga come spaghetti e linguine. La sua bassa percentuale di glutine lo rende piu digeribile rispetto ai grani moderni, anche se questa caratteristica comporta una maggiore delicatezza in fase di lavorazione.
Il Gentil Rosso, invece, e un grano tenero antico originario della Toscana, dove era diffusissimo fino alla prima meta del Novecento. Le sue spighe hanno un caratteristico colore rossiccio che gli conferisce il nome, e la farina che se ne ricava e particolarmente adatta alla produzione di pasta fresca all’uovo. Tagliatelle, pappardelle e tagliolini preparati con farina di Gentil Rosso hanno una texture setosa e un sapore delicato ma persistente, con note di burro e grano appena macinato.
L’essiccazione lenta: dove il tempo diventa ingrediente
La pazienza come virtu produttiva
Se la trafilatura al bronzo e la scelta dei grani sono elementi fondamentali, l’essiccazione e il passaggio che separa definitivamente la pasta artigianale da quella industriale. L’essiccazione e il processo attraverso il quale la pasta fresca viene privata dell’umidita per garantirne la conservazione, e il modo in cui viene condotta incide profondamente su sapore, texture e proprieta nutrizionali del prodotto finale.
La pasta industriale viene essiccata a temperature elevate, spesso superiori ai 100 gradi centigradi, per periodi brevissimi — talvolta appena due o tre ore. Questo processo aggressivo permette di ottimizzare i tempi di produzione, ma provoca la denaturazione delle proteine e la degradazione di vitamine e composti aromatici, impoverendo il prodotto dal punto di vista sia nutrizionale che organolettico.
La pasta artigianale, al contrario, viene essiccata a basse temperature — generalmente tra i 36 e i 55 gradi centigradi — per periodi molto lunghi, che possono variare dalle 24 alle 72 ore a seconda del formato. Alcuni pastifici artigianali particolarmente rigorosi praticano essiccazioni ancora piu lente, fino a cinque o sei giorni per i formati piu spessi. Questa lentezza preserva intatte le proteine, le vitamine del gruppo B, i carotenoidi responsabili del colore giallo e soprattutto il profumo e il sapore del grano.
L’influenza dell’ambiente
Nei pastifici artigianali piu tradizionali, l’essiccazione non avviene in celle climatizzate artificialmente, ma in ambienti dove la temperatura e l’umidita seguono i ritmi naturali. Alcuni pastifici della Costiera Amalfitana, come il leggendario pastificio di Gragnano, sfruttano ancora oggi le correnti d’aria che risalgono dal mare attraverso le strette vie del paese, un microclima unico che per secoli ha fatto di Gragnano la capitale della pasta secca italiana.
A Gragnano, la tradizione pastaia risale almeno al Cinquecento, e la citta ha ottenuto nel 2013 la denominazione IGP per la propria pasta. Le strade di Gragnano erano tradizionalmente orientate in modo da canalizzare le brezze marine e montane, creando un flusso d’aria costante e temperato ideale per l’essiccazione della pasta, che veniva stesa su telai di legno lungo le vie del paese. Oggi pochi pastifici mantengono questa pratica, ma lo spirito e la filosofia produttiva di Gragnano continuano a ispirare i migliori artigiani della pasta italiana.
Formati regionali: ogni pasta racconta un territorio
Nord Italia
La ricchezza dei formati di pasta italiani e un riflesso diretto della diversita culturale e geografica del paese. Al Nord, dove la tradizione della pasta fresca all’uovo e dominante, troviamo le tagliatelle bolognesi, le cui dimensioni sono codificate dalla Confraternita del Tortellino e depositate presso la Camera di Commercio di Bologna: 8 millimetri di larghezza da cotte. I pizzoccheri valtellinesi, preparati con farina di grano saraceno, raccontano la durezza del clima alpino e la necessita di piatti corroboranti. I tajarin piemontesi, sottilissimi tagliolini all’uovo, richiedono una proporzione straordinaria di tuorli — fino a quaranta per chilo di farina — che li rende di un giallo intenso quasi arancione.
Centro e Sud Italia
Scendendo verso il Centro, incontriamo i pici toscani, grossi spaghetti fatti a mano senz’uova, e gli strangozzi umbri, dalla forma irregolare e dalla texture rustica. Nel Lazio, i tonnarelli — la versione romana dei tagliolini — sono il formato d’elezione per la cacio e pepe, grazie alla loro sezione quadrata che trattiene perfettamente la crema di pecorino e pepe.
Il Sud e la patria dei formati di pasta secca piu iconici. Le orecchiette pugliesi, modellate una ad una con la pressione del pollice, hanno una concavita perfetta per accogliere le cime di rapa. I fusilli irpini, arrotolati a mano intorno a un ferro da maglia, sono opere d’arte di pazienza e destrezza. I paccheri napoletani, grandi tubi di pasta dal diametro generoso, sono nati secondo la leggenda come stratagemma per contrabbandare aglio dalla Prussia senza pagare dazi, nascondendone gli spicchi all’interno.
In Sardegna, la tradizione della pasta artigianale raggiunge vette di virtuosismo straordinario con i culurgiones, ravioli chiusi con una treccia decorativa che richiede anni di apprendistato, e con la fregola, una pasta granulosa simile al cous cous, tostata al forno e tradizionalmente servita con arselle e zafferano.
Come riconoscere e cucinare la pasta artigianale
Guida all’acquisto consapevole
Riconoscere una vera pasta artigianale richiede attenzione ad alcuni dettagli fondamentali. In primo luogo, l’etichetta: una pasta artigianale di qualita indica sempre il tipo di trafila utilizzata (bronzo), la temperatura e il tempo di essiccazione, e possibilmente la varieta di grano impiegata. Il prezzo e un indicatore importante ma non assoluto: una pasta artigianale costa generalmente tra i tre e i sei euro al mezzo chilo, ma esistono produzioni particolari che possono superare i dieci euro.
All’osservazione visiva, la pasta artigianale si presenta opaca, con una superficie leggermente ruvida e porosa. Il colore varia dal giallo paglierino al giallo ambrato, a seconda del grano utilizzato, ma non deve mai essere giallo brillante e uniforme — segno di essiccazione ad alta temperatura. Al tatto, deve risultare leggermente scabra, e spezzandola deve mostrare una frattura irregolare e granulosa piuttosto che netta e vitrea.
Consigli per una cottura perfetta
La pasta artigianale richiede un approccio alla cottura leggermente diverso rispetto a quella industriale. L’acqua deve essere abbondante e generosamente salata — la regola tradizionale dice un litro per cento grammi di pasta e dieci grammi di sale per litro. La pasta va calata nell’acqua a bollore pieno e mescolata delicatamente nei primi minuti per evitare che si attacchi.
I tempi di cottura sono generalmente piu lunghi rispetto alla pasta industriale, e possono variare significativamente anche all’interno dello stesso formato, a seconda del produttore e del grano utilizzato. Il consiglio e di assaggiare frequentemente a partire da due minuti prima del tempo indicato sulla confezione, cercando il punto di cottura ideale — al dente ma non crudo, con un sottilissimo filo bianco al centro quando si spezza.
L’acqua di cottura della pasta artigianale e particolarmente ricca di amido, grazie alla superficie porosa della trafilatura al bronzo, e rappresenta un ingrediente preziosissimo per la mantecatura. Un mestolo di quest’acqua, aggiunto al condimento nella padella insieme alla pasta scolata, crea una cremosita naturale che lega pasta e sugo in un abbraccio perfetto, senza bisogno di panna o altri artifici.
La pasta artigianale italiana non e semplicemente un prodotto alimentare: e un manifesto culturale, una dichiarazione di principio che afferma il valore del tempo, della cura e della tradizione in un’epoca dominata dalla fretta e dalla standardizzazione. Scegliere una pasta artigianale trafilata al bronzo, prodotta con grani antichi e essiccata lentamente, non e un capriccio elitario: e un atto di consapevolezza gastronomica e un sostegno concreto a un modello produttivo sostenibile che merita di essere preservato e valorizzato.
